Aquile d'Europa, e ora? Il dolce addio di Glasner e il brindisi a Mateta
Ebbene sì, cari amici e sfortunati seguaci delle Aquile, è successo davvero. Il Crystal Palace, la nostra amata squadra di South London, ha alzato al cielo la UEFA Conference League. Roba da non credere, una favola che nemmeno il più ubriaco dei tifosi al The Clifton Arms avrebbe osato sognare dopo una pinta di troppo.
Mercoledì sera, a Lipsia, la nostra truppa si è presentata per la finale contro il Rayo Vallecano. E noi, da veri puristi del football britannico, eravamo lì, o meglio, davanti al televisore, con il cuore in gola e la solita, irrazionale, fiducia. Il primo tempo, diciamocelo, è stato un po' come un lunedì mattina dopo un weekend di eccessi: lento, sonnolento, con poche vere emozioni. Ma poi, nella ripresa, il Palace ha deciso di fare il Palace. Al minuto cinquantuno, chi se non lui, Jean-Philippe Mateta, il nostro gigante francese che a gennaio voleva scappare in Italia, ha infilato la palla in rete. Un gol da rapace, da vero opportunista, che ha fatto esplodere le migliaia di Eagles a Lipsia e le altrettante migliaia appiccicate agli schermi di Croydon.
Il fischio finale è stato un'esplosione di gioia purissima, il primo trofeo europeo nella nostra storia. Il nostro portiere, Dean Henderson, ha parlato di "favola" e si è guadagnato "quarantotto ore di festa sfrenata". E chi siamo noi per contraddirlo? La festa è sacrosanta.
E a proposito di addii, il buon Oliver Glasner, il nostro condottiero austriaco, ha deciso di salutarci con una coppa in mano. Un addio in grande stile, quasi teatrale, dopo averci portato a vincere la FA Cup, il Community Shield e ora questa chicca europea. Un uomo che ha lasciato il segno, anche se il cuore di ogni tifoso del Palace sa che la felicità è sempre effimera, come un raggio di sole in una giornata di pioggia londinese. Ora si apre la caccia al nuovo manager, con nomi come Lampard e McKenna che già circolano. La solita giostra, insomma. . Ma oggi, per una volta, ci permettiamo di ignorare le sfortune e le incertezze del futuro. Oggi si festeggia.
Dalla Conference League, siamo magicamente planati in Europa League per la prossima stagione. Un altro viaggio, altre trasferte improbabili, altre notti europee. Chi l'avrebbe mai detto? South London and Proud, oggi più che mai.
Go Eagles.
La Finale di Lipsia: tra addii e l'ironia di una Coppa che non volevamo
Ragazzi, siamo qui. Non so voi, ma in redazione l'aria è talmente tesa che il caffè macchiato stamattina mi ha guardato male. La data è cerchiata in rosso sul calendario, la sveglia impostata con tre allarmi diversi (non si sa mai), e il fegato già messo a dura prova da una stagione che, diciamocelo, solo il Crystal Palace sa regalare. Mercoledì sera, ore 21:00, orario UEFA, perché a Lipsia non si scherza. Una finale europea. Noi. Il Crystal Palace. Sembra una barzelletta, e in parte lo è.
Ricordate la farsa della demotion? Quella storia in cui, dopo aver vinto la nostra prima storica FA Cup la scorsa stagione, ci hanno sbattuto fuori dall'Europa League per "questioni di multiproprietà" e spediti nella Conference League, come se fossimo la squadra del dopolavoro ferroviario? Bene, ora, con l'ironia che solo il calcio sa forgiare, ci giochiamo un posto in quella stessa Europa League che ci avevano tolto. È come se ti rubassero la torta di compleanno e poi ti offrissero una fetta della stessa torta come premio di consolazione. Roba da matti. O da UEFA, che è quasi la stessa cosa. Non a caso i nostri tifosi hanno passato la stagione a fischiare e insultare l'organo di governo, beccandosi multe a raffica. South London and Proud, anche nelle sanzioni.
E poi c'è lui, Oliver Glasner, il nostro condottiero, che a fine stagione ci saluta. L'uomo che ha già alzato l'Europa League col suo Eintracht Francoforte nel 2022. Ora vuole replicare, e chiudere in bellezza la sua avventura a Selhurst Park, prima di fare le valigie per chissà dove. Ha ragione lui, la vittoria più bella deve ancora venire. Ci ha plasmati, ci ha resi una squadra che non solo lotta, ma a volte, contro ogni pronostico, gioca anche a calcio.
Il campo, però, è un campo di battaglia, e le notizie dall'infermeria sono sempre un buon modo per farsi venire l'orticaria. Adam Wharton, il nostro giovane metronomo, ci ha fatto prendere un colpo all'ultima di Premier contro l'Arsenal. Caviglia. Panico. Ma Glasner ha detto che si è allenato e la decisione se farlo partire titolare verrà presa solo domani. Incrociamo le dita, i piedi e tutto il resto. Poi c'è Chris Richards. Anche lui caviglia, ma qui la faccenda è più seria. Legamenti rotti. Punto. Non importa se Glasner ha detto "disponibile ad allenarsi", o "50-50". Quando i legamenti fanno crac, sei fuori. Punto. La Premier League non perdona, e il buon senso nemmeno. Ci mancherà, ma la salute viene prima di tutto.
Dall'altra parte, il Rayo Vallecano. Sette partite senza sconfitte nella Liga, un avversario da non sottovalutare, anche se il loro monte ingaggi è un quinto del nostro. Ma le finali sono partite a sé, dove la logica spesso va in vacca e l'emozione la fa da padrona.
Siamo a un passo dalla storia, Eagles. La nostra prima finale europea, un'occasione per zittire la UEFA (anche se solo per un giorno) e per regalare a Glasner l'addio che merita. L'attesa è straziante, il cuore batte a mille, ma la fede nel Palace è cieca e irrazionale. È così che si tifa, no?
Go Eagles.
La Nostra Gita in Europa: L'Ultimo Ballo di Glasner
Ah, il calcio. Quella meravigliosa, imprevedibile bestia che ci regala domeniche di ordinaria amministrazione e poi, d'improvviso, ti catapulta in una finale europea. Si, lo sappiamo, l'ultima di Premier contro i Gunners, freschi di scudetto e con l'aria di chi ha finalmente trovato le chiavi di casa dopo ventidue anni di ricerche, è stata poco più di una parata in attesa del vero show. Un 2-1 incassato senza troppi patemi, con Oliver Glasner che ha mescolato le carte come un croupier annoiato, pensando già al piatto grosso. E chi può biasimarlo? Il campionato è finito, la salvezza è in tasca da tempo immemore, e ora c'è un appuntamento che profuma di storia, di Lager e di gloria.
Mercoledì 27 Maggio, ore 21:00, Lipsia. Crystal Palace contro Rayo Vallecano. La finale di UEFA Conference League. La nostra prima, benedetta, maledetta finale europea. South London and Proud? Di più, South London e con il passaporto in mano, pronti a invadere la Sassonia con la solita disarmante fiducia che solo i tifosi delle Eagles possono avere. I bookmakers ci danno pure per favoriti, il che di solito è un pessimo presagio, ma per una volta, facciamo finta di crederci.
Certo, la strada per la gloria non è lastricata di rose, ma di caviglie gonfie. Il nostro Chris Richards, pilastro della difesa, ha deciso di sfilarsi due legamenti della caviglia con la grazia di un elefante in cristalleria. Il mister lo dà 50 e 50 per la finale. Un pronostico che, tradotto dal "Glasnerese" all'italiano, significa "forse lo vediamo in panchina con le stampelle, ma non ci scommetterei la pinta". Poi c'è Adam Wharton, il nostro metronomo, che ha rimediato una botta alla caviglia contro l'Arsenal. Pare si sia allenato, ma l'ansia da prestazione pre-finale è una brutta bestia. Senza contare Borna Sosa, che tra infortuni muscolari e misteri vari, è più una comparsa che un protagonista ultimamente. Eddie Nketiah, invece, ha chiuso baracca e burattini per la stagione, con un problema alla coscia che lo terrà ai box fino alla prossima.
Sarà anche l'ultimo valzer per Oliver Glasner, il nostro filosofo austriaco, che dopo questa finale saluterà la compagnia. Chissà se ci regalerà un'altra delle sue perle su come "risolvere il puzzle" dell'avversario, come fece con Guardiola. Speriamo che il Rayo Vallecano non sia un puzzle troppo complicato, altrimenti ci tocca a noi tifosi scendere in campo con la lente d'ingrandimento.
Ma l'attesa, ragazzi, l'attesa! È quella che ci tiene vivi. L'idea di vedere le nostre Aquile sollevare un trofeo europeo è un'emozione che non ha prezzo. Roy Hodgson, il nostro vecchio saggio, ha mandato un messaggio di incoraggiamento. E noi, da South London, rispondiamo con un coro unico: questa coppa deve essere nostra.
Go Eagles.
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