La Finale di Lipsia: tra addii e l'ironia di una Coppa che non volevamo

Ragazzi, siamo qui. Non so voi, ma in redazione l'aria è talmente tesa che il caffè macchiato stamattina mi ha guardato male. La data è cerchiata in rosso sul calendario, la sveglia impostata con tre allarmi diversi (non si sa mai), e il fegato già messo a dura prova da una stagione che, diciamocelo, solo il Crystal Palace sa regalare. Mercoledì sera, ore 21:00, orario UEFA, perché a Lipsia non si scherza. Una finale europea. Noi. Il Crystal Palace. Sembra una barzelletta, e in parte lo è. Ricordate la farsa della demotion? Quella storia in cui, dopo aver vinto la nostra prima storica FA Cup la scorsa stagione, ci hanno sbattuto fuori dall'Europa League per "questioni di multiproprietà" e spediti nella Conference League, come se fossimo la squadra del dopolavoro ferroviario? Bene, ora, con l'ironia che solo il calcio sa forgiare, ci giochiamo un posto in quella stessa Europa League che ci avevano tolto. È come se ti rubassero la torta di compleanno e poi ti offrissero una fetta della stessa torta come premio di consolazione. Roba da matti. O da UEFA, che è quasi la stessa cosa. Non a caso i nostri tifosi hanno passato la stagione a fischiare e insultare l'organo di governo, beccandosi multe a raffica. South London and Proud, anche nelle sanzioni. E poi c'è lui, Oliver Glasner, il nostro condottiero, che a fine stagione ci saluta. L'uomo che ha già alzato l'Europa League col suo Eintracht Francoforte nel 2022. Ora vuole replicare, e chiudere in bellezza la sua avventura a Selhurst Park, prima di fare le valigie per chissà dove. Ha ragione lui, la vittoria più bella deve ancora venire. Ci ha plasmati, ci ha resi una squadra che non solo lotta, ma a volte, contro ogni pronostico, gioca anche a calcio. Il campo, però, è un campo di battaglia, e le notizie dall'infermeria sono sempre un buon modo per farsi venire l'orticaria. Adam Wharton, il nostro giovane metronomo, ci ha fatto prendere un colpo all'ultima di Premier contro l'Arsenal. Caviglia. Panico. Ma Glasner ha detto che si è allenato e la decisione se farlo partire titolare verrà presa solo domani. Incrociamo le dita, i piedi e tutto il resto. Poi c'è Chris Richards. Anche lui caviglia, ma qui la faccenda è più seria. Legamenti rotti. Punto. Non importa se Glasner ha detto "disponibile ad allenarsi", o "50-50". Quando i legamenti fanno crac, sei fuori. Punto. La Premier League non perdona, e il buon senso nemmeno. Ci mancherà, ma la salute viene prima di tutto. Dall'altra parte, il Rayo Vallecano. Sette partite senza sconfitte nella Liga, un avversario da non sottovalutare, anche se il loro monte ingaggi è un quinto del nostro. Ma le finali sono partite a sé, dove la logica spesso va in vacca e l'emozione la fa da padrona. Siamo a un passo dalla storia, Eagles. La nostra prima finale europea, un'occasione per zittire la UEFA (anche se solo per un giorno) e per regalare a Glasner l'addio che merita. L'attesa è straziante, il cuore batte a mille, ma la fede nel Palace è cieca e irrazionale. È così che si tifa, no? Go Eagles.

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